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foto: L'italiano in Istria: strutture comunicative

L'italiano in Istria: strutture comunicative

di Federico Simcic

ETNIA - XIII


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Il presente XIII volume (“L’italiano in Istria: strutture comunicative” di Federico Simcic) è il risultato di una tesi di laurea in Scienze della comunicazione presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli studi di Padova del 2005, arricchita con un’introduzione di Flavia Ursini (professoressa associata di glottologia e linguistica, docente di sociolinguistica ai corsi di laurea e master dell’Università di Padova) e aggiornata e portata a termine nel mese di dicembre del 2007. Si tratta di un’indagine sociolinguistica che vuole cogliere lo stato di salute della lingua italiana in Istria e a Fiume, studiando le pratiche attuate a sua difesa, tutela e promozione, ossia presentando e analizzando tutte le strutture che la minoranza italiana si è data. A questo fine, l’Autore ha ritenuto necessario appoggiarsi alle prospettive della pianificazione linguistica e al modello comunicativo di Giorgio Braga. Questi due approcci e i relativi argomenti sono stati trattati separatamente, rispettivamente nei capitoli 1 e 2, solamente al fine di semplificare il quadro dell’analisi; di fatto sono da considerarsi complementari, integrati e sovrapponibili.

Dato essenziale da tener presente e ricordare, è che l’italiano in Istria e a Fiume non è una lingua di minoranza propriamente detta, bensì, più correttamente, una “lingua in situazione di minoranza”, vale a dire una lingua di grande diffusione internazionale, ma che si trova a essere oggettivamente in minoranza demografica o legislativa all’interno di particolari compagini statali, nella fattispecie in Croazia e in Slovenia.

Dopo avere analizzato le azioni intraprese dal 1945 a oggi, oltre che la struttura comunicativa della minoranza italiana nelle sue componenti della comunicazione interpersonale, culturale e di massa, l’Autore, al termine dell’indagine, perviene alla conclusione che l’italiano in Istria e a Fiume si trova in una situazione più che positiva, e sostiene inoltre che i prossimi anni saranno decisivi per la minoranza, che dovrà non solo adattarsi ai nuovi scenari, ma anche essere in grado di sfruttarli. L’Autore rileva che se si vuole che la minoranza italiana continui ad esistere e che l’italiano continui a essere parlato in Istria e nel Quarnero è necessaria una crescita che porti con sé aspettative, obiettivi e consapevolezze nuove.

É necessaria un’ultima precisazione metodologica. Nonostante che con il termine Istria convenzionalmente si intenda quel triangolo di terra avente come vertici Capodistria, Pola e Fiume, il presente lavoro si dedica esclusivamente alla zona racchiusa entro i confini croati e non tiene conto della fascia di territorio inclusa nello Stato sloveno. Questa scelta è dettata essenzialmente da un motivo, e cioè che nei due paesi la minoranza italiana si trova in situazioni demografiche, sociali, legislative, economiche profondamente diverse: basti pensare al fatto che la Slovenia, diversamente dalla Croazia, fa già parte dell’Unione Europea.

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