Presentazione alla stampa del volume “Sport e guerra fredda in Venezia Giulia 1945-1954”.

La collana delle Monografie del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, giunta al 15.mo volume, dedica un approfondito studio sullo sport giuliano. L’opera, dal titolo “Sport e guerra fredda in Venezia Giulia 1945-1954” dimostra quanto l’attività agonistica nel decennio oggetto del lavoro fu legata a doppio filo con le vicende politiche locali e internazionali. L’autore, Alberto Zanetti Lorenzetti, vanta diverse collaborazioni con il Centro di Ricerche Storiche iniziate nel 2002 con la pubblicazione del libro “Olympia giuliano-dalmata”.
La ripresa dello sport fu alquanto complessa. A una prima fase che va dall’istituzione della Linea Morgan all’entrata in vigore del Trattato di pace del 1947, contrassegnata da una “normalizzazione” dell’attività sportiva nel territorio amministrato dall’autorità jugoslava e da una situazione di ricerca del consenso da parte delle forze politiche presenti nella zona controllata dagli anglo-americani (Zona A e Pola), seguì il periodo che si concluse nel 1954, cioè fino al momento in cui il Territorio Libero di Trieste cessò di esistere, con l’attività gestita dal CONI ormai predominante nella Zona A del TLT.

Contemporaneamente alla rapida scomparsa del Comitato Olimpico italiano e al progressivo inquadramento dello sport secondo il modello jugoslavo nella Zona B pre-1947, nei territori ad ovest della Linea Morgan all’attività CONI fu contrapposta l’Unione dei Circoli di Educazione Fisica (UCEF), organizzazione sostenuta dagli organismi di orientamento comunista, impegnata nello sviluppo dello sport di massa e con intense relazioni con i paesi socialisti dell’Europa orientale.
Nell’ambito delle vicissitudini che contrapposero l’UCEF al CONI vi fu anche la richiesta di ammissione al Comitato Olimpico Internazionale (domanda poi riproposta dal Comitato promotore del Comitato Olimpico Triestino), tentativo che non andò a buon fine e che portò l’ente ginevrino a stabilire che gli atleti giuliani avrebbero potuto prendere parte ai Giochi Olimpici con la maglia azzurra o con i colori della Jugoslavia. E alle Olimpiadi di Londra, oltre ai notissimi campioni triestini militanti nello sport italiano, si registrò anche la partecipazione con i colori jugoslavi del lanciatore Danilo Cereali/Zerial e del ciclista Antonio Strain.

Fra i più importanti avvenimenti sono citati gli incidenti che fermarono il Giro d’Italia del 1946 a Pieris, la strage di Vergarolla, causata da un’esplosione avvenuta durante una manifestazione sportiva organizzata dalla Pietas Julia di Pola, la ferma opposizione italiana alla partecipazione di una rappresentativa triestina ai Giochi mondiali universitari di Parigi del 1947 e i ripescaggi avvenuti al termine dei Campionati di calcio 1946/47 che annullarono la retrocessione della Triestina dalla Serie A e dell’Amatori Ponziana dalla Prva Liga jugoslava.

La vitalità dello sport giuliano, grazie anche ai fondi che a vario titolo giunsero dall’Italia, portò ad una stagione di grandi successi individuali e di squadra, relegando ad un ruolo agonisticamente sempre più marginale l’UCEF, ulteriormente indebolito dalla scissione interna del 1949 causata dalla ricaduta delle vicende politiche che un anno prima avevano portato alla rottura dei rapporti fra la Jugoslava di Tito e l’Unione Sovietica di Stalin. L’UCEF filo-jugoslavo svolse l’attività fino al 1952, mentre la parte che faceva riferimento al Partito Comunista del TLT si sciolse nel 1955, confluendo nell’ente di promozione sportiva della sinistra italiana, l’UISP.

La pubblicazione è completata dai profili degli atleti giuliani che nel periodo del secondo dopoguerra vinsero il titolo nazionale e gareggiarono nelle rappresentative di Italia e Jugoslavia, dall’elenco delle società che presero parte ai Campionati di Serie A e delle principali manifestazioni sportive allestite in Venezia Giulia.